La facciata neoclassica del Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala

Visto da fuori non colpisce quasi nessuno. Il Teatro alla Scala si affaccia su una piazza raccolta con una facciata neoclassica misurata, elegante e priva di enfasi, tanto che più di un visitatore ci passa davanti senza riconoscerlo. È un equivoco che dura da secoli e che al teatro, in fondo, non è mai dispiaciuto: la Scala non è un monumento da guardare, è una macchina da ascoltare. Da La Musa di Dante, nella zona residenziale tra Porta Romana e Viale Umbria, ci si arriva in una manciata di fermate della linea gialla M3 e poi con due passi in centro.

Un teatro nato da un incendio

All'origine c'è una disgrazia. Nel 1776 un incendio distrugge il Regio Ducal Teatro, che si trovava all'interno del Palazzo Reale, accanto al Duomo. Milano è allora sotto il governo austriaco e la corte decide di ricostruire altrove, in un'area occupata dall'antica chiesa di Santa Maria alla Scala, fondata nel Trecento per volontà di Beatrice Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti. La chiesa viene demolita per fare posto al nuovo edificio, che dal luogo eredita il nome con cui lo conosciamo.

Il teatro apre le porte nell'estate del 1778 con un'opera composta per l'occasione da Antonio Salieri, L'Europa riconosciuta. Da quel momento la sala diventa il laboratorio in cui passa buona parte della storia del melodramma italiano: qui debuttano titoli fondamentali di Giuseppe Verdi, da Nabucco fino alle sue ultime opere, e qui vanno in scena le prime assolute di alcuni capolavori di Giacomo Puccini.

Il progetto del Piermarini

L'edificio si deve a Giuseppe Piermarini, architetto marchigiano attivo a lungo a Milano, che firma anche altri interventi importanti in città. La sua idea è di sobrietà all'esterno e ricchezza all'interno: fuori un fronte ordinato con portico per le carrozze, dentro la classica sala a ferro di cavallo, con file sovrapposte di palchi e, in alto, il loggione.

Quella distribuzione non è solo estetica, è sociale e acustica insieme. I palchi erano proprietà delle famiglie, veri salotti privati affacciati sullo spettacolo; il loggione era ed è il regno del pubblico più competente e più severo, quello che a Milano ha fama di decretare successi e insuccessi con applausi o silenzi memorabili. La sala è stata gravemente colpita dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale e ricostruita nel dopoguerra, quando riaprì con un concerto diretto da Arturo Toscanini; all'inizio degli anni Duemila un lungo restauro ha rinnovato palcoscenico e macchinari lasciando intatto l'aspetto storico.

La stagione che si apre il 7 dicembre

C'è una data che a Milano vale più di molte altre: il 7 dicembre, festa di Sant'Ambrogio, patrono della città. È il giorno in cui si alza il sipario sulla nuova stagione lirica con la cosiddetta Prima, una serata che da decenni è molto più di uno spettacolo: è un appuntamento civico seguito in televisione, discusso sui giornali e accompagnato da iniziative diffuse in tutta la città, con proiezioni e repliche pensate per allargare il pubblico oltre la sala.

Se il vostro soggiorno cade in quei giorni, tenete conto che il centro attorno a piazza della Scala è particolarmente affollato e che la disponibilità di posti per il titolo inaugurale è limitatissima. Programma della stagione, modalità di vendita e iniziative collaterali vengono pubblicati con largo anticipo sui canali ufficiali del teatro.

Consiglio pratico: se volete assistere a uno spettacolo senza puntare per forza alla serata inaugurale, guardate l'intero cartellone: oltre alla lirica la stagione comprende balletto e concerti sinfonici, spesso con maggiore disponibilità. Verificate sempre sui canali ufficiali le modalità di vendita e le eventuali indicazioni sull'abbigliamento.

Il Museo Teatrale

Non serve un biglietto per l'opera per entrare alla Scala. Nello stesso complesso si trova il Museo Teatrale, una raccolta nata da una collezione ottocentesca e cresciuta nel tempo: strumenti musicali, costumi di scena, bozzetti, ritratti dei grandi interpreti, spartiti e cimeli, con un nucleo importante dedicato a Verdi. È un museo di dimensioni umane, che si visita senza fatica e che dà il senso di quanto lavoro invisibile stia dietro a una serata di spettacolo.

Dal museo si accede, quando le prove lo consentono, a un palco affacciato sulla sala: è il modo più semplice per vedere dall'interno il ferro di cavallo, il grande lampadario e il velluto rosso dei parapetti. Poiché l'apertura del palco dipende dall'attività del palcoscenico, non è mai garantita.

Come si visita

La regola pratica è una sola: informarsi prima, sui canali ufficiali del teatro. Lì trovate calendario degli spettacoli, giorni e modalità di apertura del museo, condizioni di accesso alla sala e le indicazioni per l'acquisto dei titoli. Attorno alla Scala circolano molte offerte di terzi e non tutte sono affidabili, quindi conviene partire sempre dalla fonte diretta. Il resto lo fa la piazza: uscendo dal teatro avete davanti il monumento a Leonardo, alle spalle l'ingresso della Galleria Vittorio Emanuele II e, oltre la galleria, il Duomo. In pochi metri si attraversano tre secoli di storia milanese.

Una serata alla Scala, il rientro a La Musa di Dante

Da La Musa di Dante, tra Porta Romana e Viale Umbria, il centro e' a poche fermate della linea gialla M3. Scriveteci su WhatsApp per verificare le disponibilita'.